{"id":182,"date":"2016-12-12T23:15:12","date_gmt":"2016-12-12T22:15:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gumpassisi.it\/?p=182"},"modified":"2016-12-12T23:23:39","modified_gmt":"2016-12-12T22:23:39","slug":"dunarobba-tr-la-riscoperta-compie-30-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/2016\/12\/12\/dunarobba-tr-la-riscoperta-compie-30-anni\/","title":{"rendered":"Dunarobba (Tr): La riscoperta compie 35 anni"},"content":{"rendered":"<p>La Foresta Fossile di Dunarobba (FFD) \u00e8 situata nel territorio del comune di Avigliano Umbro (TR) nei pressi di Loc. Dunarobba. Il sito \u00e8 uno delle localit\u00e0 paleontologiche pi\u00f9 importanti non sono dell&#8217;Umbria e dell&#8217;Italia, ma a livello mondiale. Il sito \u00e8 stato segnalato grazie ad alcuni paleontofili dell&#8217;Associazione G.U.M.P. che segnalarono al Prof. Ambrosetti nel 1983, ordinario di paleontologia all&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Perugia, la presenza di tronchi fossili in alcune argille in una cava di argille per laterizi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/27739650.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-183 alignleft\" src=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/27739650-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/27739650-300x200.jpg 300w, https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/27739650-768x512.jpg 768w, https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/27739650.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il giacimento fossilifero di Dunarobba, in realt\u00e0, ha una lunga storia di scoperte e riscoperte.<br \/>\nLa prima segnalazione \u00e8 quella di Federico Cesi, risalente al \u2018600. Nel 1637 Francesco Stelluti continua gli studi di Cesi, pubblicando \u201cTrattato sul legno fossile minerale nuovamente scoperto\u201d, nel quale descrive il materiale ligneo, definendolo \u201cMetallofite\u201d.<br \/>\nIn seguito se ne occuparono anche altri uomini di scienza, attratti dall\u2019unicit\u00e0 della scoperta.<br \/>\nSoltanto tra il 1979 e il 1987 i tronchi furono scoperti in una cava dagli operai, che non li<br \/>\nasportarono, grazie alla sensibilit\u00e0 dei proprietari. Fu cos\u00ec che il G.U.M.P. not\u00f2 e segnal\u00f2 il<br \/>\nsito alle autorit\u00e0 competenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Genesi della Foresta Fossile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Secondo gli studi pi\u00f9 recenti, la FFD risale al Pliocene medio- superiore (Abbazzi et al. 1997,Leone et al. 2000, Basilici et al., 2007).<br \/>\nIn questo periodo le spinte orizzontali, che avevano generato la catena appenninica, erano<br \/>\noramai terminate (Barchi 1994, Basilici 1995). Contemporaneamente la crosta continentale aveva iniziato a lacerarsi (apertura del Tirreno) gi\u00e0 dal Miocene superiore (Basilici 1998).<br \/>\nIl fenomeno distensivo raggiunse l\u2019Umbria proprio nel Pliocene. Si formarono, cos\u00ec, diverse<br \/>\ndepressioni, che divennero zone di accumulo per sedimenti. La pi\u00f9 grande era il bacino tiberino, che attraversava tutta l\u2019Umbria da nord a sud con forma di Y rovesciata. La Foresta Fossile si collocava nel ramo sud occidentale di questo bacino (conca di Acquasparta), la quale, nel Pliocene medio superiore, era occupata da un grande lago (Ambrosetti et al.1995), allungato NNO-SSE.<br \/>\nBasilici (1992) individua 4 unit\u00e0 litostratigrafiche nell\u2019area di Todi-Acquasparta:<\/p>\n<p style=\"text-align: left; padding-left: 30px;\">\uf0b7 Unit\u00e0 di Fosso Bianco : nella quale rientra la FFD<br \/>\n\uf0b7 Unit\u00e0 di Ponte Naia<br \/>\n\uf0b7 Unit\u00e0 di Santa Maria di Ciciliano<br \/>\n\uf0b7 Unit\u00e0 di Acquasparta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il paleoambiente della Foresta Fossile<br \/>\nAttorno a Dunarobba si osservano rocce formatesi in due tipologie di costa lacustre:<br \/>\na) una soggetta a moto ondoso<br \/>\nb) un\u2019altra paludosa<br \/>\nI sedimenti dell\u2019area della Foresta Fossile si sono formati in una costa paludosa. Le rocce<br \/>\naffioranti sono l\u2019espressione di 5 diverse litofacies, individuate ed interpretate da Basilici<br \/>\n(1995):<br \/>\n1) argille marnose con resti di vegetali, gasteropodi, lamellibranchi, ostracodi<br \/>\ne decapodi dulcicoli, spesso anche noduli di siderite. I resti vegetali sono<br \/>\nsoprattutto foglie di <em>Glyptostrobus<\/em> e di <em>Osmunda<\/em> (Basilici, 2000). Litofacies interpretato come deposito di stagno costiero.<br \/>\n2) limi argillosi grigio bluastri laminati. Le lamine sono sottili, ondulate e possono formare<br \/>\nincrespature asimmetriche. Sono rari i resti fossili. L\u2019interpretazione di questi depositi \u00e8 ancora in discussione.<br \/>\n3) argille limose massive grigio-bluastre. I tronchi sono prevalentemente radicati in questa<br \/>\nroccia. La fauna \u00e8 costituita per lo pi\u00f9 da gasteropodi di ambiente palustre. Tale facies \u00e8 stata interpretata come un paleosuolo.<br \/>\n4) depositi di origine vegetale (ligniti). I resti sono quasi tutti di natura legnosa e non hanno tracce di trasporto. La loro interpretazione \u00e8 di depositi organici di palude costiera.<br \/>\n5) depositi sabbiosi, sporadici, di spessore tra 5 e 90 cm con laminazioni incrociate. La loro<br \/>\ninterpretazione non \u00e8 ancora ben chiara.<a href=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Grafica1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-184 alignleft\" src=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Grafica1-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Grafica1-208x300.jpg 208w, https:\/\/gumpassisi.it\/gumpW\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Grafica1.jpg 710w\" sizes=\"auto, (max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La Foresta Fossile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel record geologico \u00e8 facile rinvenire resti di alberi, ma non \u00e8 frequente trovarne alberi in<br \/>\nposizione vitale, in numero, grandezza e buono stato di conservazione come a Dunarobba.<br \/>\nInfatti i tronchi hanno subito un particolare processo di fossilizzazione chiamato mummificazione, il quale non ha alterato la natura stessa del legno.<br \/>\nNonostante i molteplici studi effettuati, ancora oggi non \u00e8 chiara l\u2019appartenenza specifica dei tronchi.<br \/>\n\uf0b7 Le indagini paleocarpologiche (Martinetto 2000) hanno individuato semi, coni e fronde<br \/>\ndi una sola specie di Taxodiacea, il <em>Glyptostrobus europeus<\/em>.<br \/>\n\uf0b7 Le analisi xilotomiche dei tronchi, supportate da quelle chemiotassonomiche (Biondi &amp;<br \/>\nBrugiapaglia, 1998 , 2000), hanno dimostrato che le maggiori analogie sono riscontrabili con la specie fossile <em>Taxodioxylon gypsaceum<\/em>.<br \/>\n\uf0b7 Lo studio morfometrico dei granuli pollinici non permette di attribuirli con certezza<br \/>\nsistematica ai generi <em>Taxodium<\/em>, <em>Glyptostrobus<\/em> e <em>Sequioia<\/em>. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 In Base ai rinvenimenti di resti paleocarpologici sembra plausibile attribuire i tronchi alla specie\u00a0<em>Glyptostrobus europeus.\u00a0<\/em>Studi pi\u00f9 recenti (Baldanza et al 2009) trattano anche una mineralizzazione di alcuni dei tronchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>La foresta Fossile come geosito<\/strong><br \/>\nLa regione Umbria \u00e8 caratterizzata da situazioni geologico-geomorfologiche molto diverse fra loro. Gregori (2005) inserisce la Foresta Fossile di Dunarobba in una rassegna di siti, che per le loro caratteristiche, rientrano nel modello di \u201cgeomorfosito\u201d. Si tratta infatti di un giacimento fossilifero di grande interesse, rarit\u00e0 ed importanza non solo per l\u2019Umbria, ma a livello mondiale, dato che oltre ai tronchi ha conservato molluschi, insetti e vertebrati, ovvero un perfetto ecosistema del passato.<br \/>\nInfine, si deve considerare che, la Foresta Fossile \u00e8 un sito geo-paleontologico all\u2019aperto<br \/>\ne perci\u00f2, trovare soluzioni per la gestione non \u00e8 semplice, dato che si tratta di realizzare un<br \/>\nvero e proprio museo in sito. Tuttavia, come sottolineato da Berti (2000), i tronchi sono in<br \/>\ncostante degrado. E\u2019 quindi necessario intervenire in tempi brevi per fermare questo fenomeno e valorizzare questo importante sito.<br \/>\nSegnalare singolarit\u00e0 geologiche come questa, \u00e8 quindi di grande importanza per coordinarne la tutela ed una corretta fruizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\n<strong>Abbazzi L., Albianelli A., Ambrosetti P., Argenti P., Basilici G., Bertini A., Gentili S., Masini F.,\u00a0<\/strong><strong>Napoleone G. &amp; Pontini M.R., (1997)<\/strong> &#8211; <em>Paleotological and sedimentological record in Pliocene distal alluvional fan deposit at Cava Toppetti (Todi Central Italy)<\/em>. Boll. Soc. Paleont. Ita. 36(1) 5-22.<br \/>\n<strong>Ambrosetti P., Argenti P., Sensi C., Biondi E., Girotti O., Martinetto E., Principato M., Paganelli A., Basilici G., Gentili S., Berti S., Pontini M.R., Esu D. (2000)<\/strong> &#8211; <em>La Foresta Fossile di Dunarobba: contesto geologico e sedimentario, la conservazione e la fruizione.<\/em> Atti del convegno Internazionale (Avigliano Umbro 22-24 aprile 1998) ediart Todi 2000.<br \/>\n<strong>Ambrosetti P. , Basilici G., Ciangherotti A.D., Codipietro G., Corona E., Esu D., Girotti O., Lo Monaco A., Meneghini M., Paganelli A., Romagnoli M. (1995)<\/strong> &#8211; <em>La foresta fossile di Dunarobba (Terni, Umbria, Italia centrale): contesto litostratigrafico, sedimentologico, palinologico, dendrocronologico e paleomalacologico<\/em>. Il Quaternario, 8(2) 465- 508.<br \/>\n<strong>Ambrosetti P. , Basilici G., Capasso Barbato L., Carboni M.G., Di Stefano G., Esu D., Gliozzi E., Petronio C., Sardella R., Squazzini E. (1994)<\/strong> &#8211; <em>Il Pleistocene inferiore nel ramo sud occidentale del bacino tiberino(Umbria): aspetti litosratigrafici e biostratigrafici.<\/em> Il Quaternario 8(1) 19-36.<\/p>\n<p><strong>A. Baldanza, G. Sabatino, M. Triscari, M. C. De Angelis,\u00a0<\/strong><strong>2009. <\/strong><em>The Dunarobba Fossil Forest (Umbria, Italy):\u00a0<\/em><em>mineralogical transformations evidences as possible\u00a0<\/em><em>decay effects \u00a0 \u00a0\u00a0<\/em><strong>An International Journal of MINERALOGY,\u00a0<\/strong><strong>CRYSTALLOGRAPHY, GEOCHEMISTRY, ORE\u00a0<\/strong><strong>DEPOSITS, PETROLOGY, VOLCANOLOGY, Per. Mineral. 78\u00a0<\/strong><strong>(3): 51-60.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Basilici G. (1995)<\/strong>&#8211; <em>Sedimentologia di una parte distale di una conoide alluvionale del pliocene superiore (Bacino Tiberino, Umbria)<\/em>. Il Quaternario 8(1) 37-52.<br \/>\n<strong>Gentili S., Pontini.M.R., Barili A., De Angelis M.C. (2006)<\/strong> &#8211; <em>Un patrimonio paleontologico: La Foresta Fossile di Dunarobba<\/em>. Lignea. Ed. Quattroemme<br \/>\n<strong>Gregori L., Melelli L., Rapicetta S., Taramelli A. &#8211; (2005)<\/strong> &#8211; <em>The main geomorphosites in Umbria<\/em>. Il Quaternario vol 18(1) 93-101.<br \/>\n<strong>Leone G., Bonadonna F., Zanchetta G. (2000)<\/strong> &#8211; <em>Stable isotope record in mollusca and pedogenetic carbonate from Late Pliocene soils of central Italy<\/em>. Paleontology, Paleoclimatology, Paleoecology 163, 115-131.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Foresta Fossile di Dunarobba (FFD) \u00e8 situata nel territorio del comune di Avigliano Umbro (TR) nei pressi di Loc. Dunarobba. Il sito \u00e8 uno delle localit\u00e0 paleontologiche pi\u00f9 importanti non sono dell&#8217;Umbria e dell&#8217;Italia, ma a livello mondiale. 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